Tony Gentile

Siamo stati in guerra

siamo stati in guerra

Palermo, luglio 1992

Il fascino che la guerra suscita in noi fotografi è irresistibile, bisogna andare, bisogna coprire, bisogna fare vedere quello che altri non fanno vedere. Queste sono solo alcune delle motivazioni che spingono molti fotoreporter a coprire eventi bellici.

Questo in fondo è successo anche a me nei primi anni 90, quando ho iniziato la mia carriera professionale.  Ma mentre si discuteva su quale fosse il fronte più interessante da coprire, tra il Libano o i Balcani, la guerra è giunta a  casa mia, a casa nostra.

Auto imbottite di tritolo, corpi dilaniati sull’asfalto delle nostre strade, palazzi sventrati.

Ma quello che, più di ogni altra cosa, ci fece capire di trovarci in presenza di una guerra, fu l’arrivo dei soldati.

 

vespriblog

 

Per la prima volta, dal dopoguerra, l’esercito interviene per ragioni di ordine pubblico ed invade le strade, le piazze e le campagne della Sicilia. Soldati con i mitra spianati, gli elmetti, i sacchi di sabbia e i blindati. Forse la gente non ci faceva caso ma eravamo in guerra.

Un’immagine di quei giorni mi ha colpito profondamente.

 

soldato blog

 

Un’immagine che fono a qualche mese prima non avrei mai immaginato di poter fare. Il rapporto degli italiani e in particolare dei siciliani con le forze dell’ordine non era certamente basato sulla fiducia reciproca ma sicuramente qualcosa era cambiato. Le stragi di maggio e luglio a Palermo avevano scosso le coscienze dei siciliani onesti al punto che vedere in pieno centro, un cittadino qualunque, fare il segno di vittoria al passaggio di una pattuglia di soldati armati in via Maqueda, credo che fosse una immagine impensabile fino a poco tempo prima. Eravamo abituati a vedere questo tipo di situazione nei paesi in guerra liberati dall’esercito amico, vederlo per le strade della mia città, dove nessuna guerra era stata dichiarata ufficialmente, era molto strano. Forse non ce ne siamo accorti ma siamo stati tutti in guerra.

Questa e altre foto le troverete su un libro di prossima pubblicazione

La solitudine

la solitudine

“lo hanno lasciato solo, la politica lo ha lasciato solo”.

Canicattì, settembre 1990, Giovanni Falcone e Pietro Grasso arrivano, accompagnati dagli agenti della scorta, per partecipare al funerale del giudice ragazzino, Rosario Livatino.

Un anno e mezzo dopo Falcone sarebbe stato trucidato insieme con sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta.
Ogni volta che rivedo questa foto penso alla solitudine. A quanto Falcone, uno degli uomini più minacciati della terra, sia stato solo.falcone a canicatti

Questo è stato detto tante volte dagli esperti di mafia e degli intrecci tra mafia e politica: “lo hanno lasciato solo, la politica lo ha lasciato solo”.
Tanto è vera questa considerazione quanto è visibile in questa fotografia. Attorno a Falcone e Grasso tanta gente, gente semplice, gente comune ma nessuno si accorge di lui, sembra che nessuno lo riconosca e lo degni di uno sguardo, di un’attenzione, di uno cenno di consenso o di solidarietà. Eppure in quel periodo era quasi quotidianamente sulle pagine dei maggiori giornali Italiani. Era attaccato a volte da colleghi, a volte dai politici e anche dai giornalisti.
Se dovessi dare un titolo a questa foto la chiamerei proprio “La Solitudine”.

Questa e altre foto le troverete su un libro di prossima pubblicazione

Memory

memory

"Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l'appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna...  Siamo al discorso di prima: non ci sono soltanto certi uomini a nascere cornuti, ci sono anche popoli interi; cornuti dall'antichità, una generazione appresso all'altra..."

Così scriveva Leonardo Sciascia nel suo romanzo “Il giorno della civetta”

 Siamo al discorso di prima: non ci sono soltanto certi uomini a nascere cornuti, ci sono anche popoli interi; cornuti dall’antichità, una generazione appresso all’altra…”
– Io non mi sento cornuto – disse il giovane
-e nemmeno io. Ma noi, caro mio, camminiamo sulle corna degli altri: come se ballassimo…”

Oggi, che ricorrono i  25 anni dalla scomparsa dello scrittore Siciliano, mi viene in mente questa foto che ho realizzato il giorno del funerale a Racalmuto.

 

In quest’immagine sembra proprio concretizzarsi questo dialogo tra un anziano, esperto della vita e della vicende della politica e della mafia, e due giovani che, incuriositi, leggono un manifesto funebre che annuncia la chiusura di un negozio in segno di lutto per la morte del concittadino Leonardo Sciascia.

E sembra quasi che i ragazzini lo leggano come se non capissero quello che sta succedendo attorno a loro, un funerale cittadino, e questo Sciascia forse non lo conoscono neanche.

Oggi, a distanza di 25 anni, la speranza di tutti noi è che quel popolo che Sciascia definiva nel suo romanzo “cornuto dall’antichità” sia sia affrancato e non lo sia più.

Ma pensando che ancora oggi si celebrano processi sulla trattativa tra stato e mafia e gli autori di tante delle stragi, che hanno cosparso di sangue le nostre strade negli ultimi trent’anni, sono ancora impuniti, credo che balleremo ancora a lungo sulle corna di tanti.

 

Questa e altre foto le troverete su un libro di prossima pubblicazione

Selfimania

selfiemania

«C’erano tantissimi giovani, facevano chiasso, chiasso. Erano contenti di vedermi, ma pochi davano la mano, la maggior parte stava col telefonino su: “Foto, foto, selfie, selfie!”. La loro realtà è quella, quello è il mondo reale, non il contatto umano. E questo è grave. Sono giovani virtualizzati. Il mondo delle comunicazioni virtuali è buono ma quando diventa alienante ti fa dimenticare di dare la mano, ti fa salutare col telefonino». Papa Francesco, 2018

Non sono mai stato contrario alla tecnologia e ai progressi della scienza ma c’è sempre un limite a tutto.

Trovarsi in prima fila ad un metro di distanza dal Papa Francesco credo sia un desiderio di milioni di cattolici ma anche di tantissima gente comune che apprezza la semplicità, la spontaneità e la forza di quest’uomo. Chissà quante cose vorrebbero chiedergli; una parola di conforto per il marito/moglie disoccupato, per il padre ammalato, per il figlio disabile o solo un grazie per avere messo mano al rinnovamento della chiesa e delle sue più complicate strutture. Bene eppure può succedere che ti trovi a distanza tale he potresti anche provare a dargli la mano o ad accarezzarlo e che fai? Gli dai le spalle solo per poterti fare un selfie. No non è possibile. E’ ancora difficile tollerare quelli che di fronte al Santo Padre, massima figura della Cristianità e rappresentante di Cristo sulla terra, provano a fargli una foto anzichè guardarlo negli occhi, ma tollerare che venga utilizzato per il proprio esibizionismo da socialnetwork credo che sia una grande offesa frutto della perdita del senso della misura al quale, purtroppo, ci stiamo abituando sempre di più.  Per questo proporrei alle guardie svizzere di sequestrare tutti gli smartphone dei pellegrini che vengono in Vaticano per sentire o vedere Papa Francesco.

 

ITALY

La stampa del negativo di Falcone e Borsellino

la stampa di un negativo speciale

Con il noto e bravo stampatore Luciano Corvaglia abbiamo registrato questo video mentre chiacchieravamo di fotografia e mentre lui stampava il negativo originale di Falcone e Borsellino.
Ho realizzato questa foto nel 1992 e l’anno scorso, per la prima volta, l’ho stampata, grazie a Luciano, in un formato così grande destinato ad essere esposto presso un’aula della Commissione Europea a Bruxelles che è stata intitolata ai due giudici.

In quell’occasione Luciano ha pensato di stampare alcune foto di prova e di registrare la seduta di stampa. Ne è scaturita una piacevole conversazione sulla fotografia del passato e attuale. Penso sia divertente, forse potrebbe sembrare lunga ma vi assicuro che il passaggio dello sviluppo della foto, in cui emerge magicamente l’immagine dei due magistrati trucidati dalla mafia, è veramente emozionante. Provate a guardarlo e poi mi darete il vostro giudizio, se volete.

Crazy Red

crazy red

“Al Al …. look up Al..!!!!!” “Milla, Ethan look at me, make a wave!!!!!!” “Charlotte over your shoulder!!!”

Dopo 12 giorni le urla assatanate dei fotografi, sul red carpet della 71esima mostra del cinema di Venezia, rischiano di diventare insopportabili

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Tutti vogliono lo sguardo fisso in macchina, magari con un bel sorriso a 32 denti, e poi, dopo che hanno fatto la loro foto e il personaggio di turno gli ha regalato il ritratto “esclusivo” e magari si gira per concedersi anche agli altri fotografi, loro continuano a urlare “di qua, di qua…. look at me, guardami!!!” . A volte i personaggi sono ipnotizzati da queste urla e non sanno cosa fare, girano lo sguardo in continuazione da destra a sinistra, dall’alto in basso con gli occhi impauriti da un centinaio di esseri urlanti che li aggrediscono con le loro grida appena poggiano il piede sul tappeto rosso. E’ difficile dire con precisione perché lo fanno, le motivazioni sono diverse, ognuno di loro ha un target diverso e ha bisogno di un determinato tipo di foto, quindi spesso se non usano questi sistemi non riescono ad ottenere la foto che serve per il loro business. Devono essere sicuri di portare a casa il loro servizio e pertanto è quasi un obbligo fare così.
E poi cosa sarebbe un red carpet silenzioso, un mortorio, no? Non sarebbe possibile.
Questo fa parte anche del colore del festival, la gente viene qui anche per assistere a questo spettacolo del jet set, non solo per vedere gli attori ma anche per assistere a questo piccolo e rumorosissimo spaccato di vita mondana. E allora, che vada così, ma vi assicuro che bisogna avere veramente tanta pazienza per sopportare questo spettacolo quotidiano per quasi 10 ore al giorno.

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E’ per questo, forse, che in queste due settimane di divertente e faticoso assigment ho provato ogni tanto ad isolarmi e non sentire il caos che si animava attorno a me e mi sono concentrato sul red carpet. Si, proprio sul tappeto, sul suo colore, su cosa ci succedeva sopra, cosa lo calpestava, sugli accostamenti cromatici e le geometrie. Insomma un gioco da Instagam che alla fine ha prodotto una serie di foto che mi hanno divertito e mi hanno permesso di passare in modo più rilassante e divertente queste due settimane di lavoro in compagnia di amici e colleghi.

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La storica foto di Falcone e Borsellino nelle mani di Papa Francesco

la foto nelle mani di Papa Francesco

Lo scorso Sabato 22 Marzo era la giornata dedicata alle vittime di tutte le mafie. Ricordo ancora una delle prime edizioni a Niscemi, nel 1997, allora vivevo e lavoravo ancora in Sicilia. Come invece mi succede spesso adesso Sabato 22 mi sono recato a documentare, per conto dell’agenzia Reuters, un’udienza privata tra Papa Francesco e il presidente della Nigeria presso la biblioteca del Palazzo Apostolico.

Il giorno prima, il Papa aveva avuto un incontro con i familiari delle vittime delle mafie e in quell’occasione aveva pronunciato indimenticabili parole contro i mafiosi.

Prendendo spunto dal suo accorato messaggio contro Cosa Nostra, e approfittando dell’opportunità di incontrarlo molto da vicino, ho pensato che potesse essere un bel gesto, per ricordare personalmente le vittime di tutte le mafie, quello di regalargli la mia celebre foto dei giudici Falcone e Borsellino.

L’incontro è durato pochi secondi, ma vi assicuro che sono stati molto intensi. Io gli ho presentato la foto ringraziandolo per le parole emozionanti che lui aveva pronunciato il giorno prima. Gli ho quindi detto che era mio piacere donargli una copia dell’immagine che è diventata icona della legalità e a quel punto lui ha mostrato un’espressione sorpresa e compiaciuta e l’ha presa tra le sue mani. La cosa più bella è stata però quando nel prendere nelle sue mani la fotografia ha fatto una  carezza sui volti dei due giudici, come se li conoscesse o volesse dedicargli un pensiero speciale. Ancora oggi a distanza di quasi un mese mi emoziono a vedere le sue espressioni e le sue mani sulla mia foto.

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Mostra Trapani

Trapani – chiesa S. Alberto

giugno 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mostra Catania

Catania – Ex Ciminiere

settembre 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mostra Lecce

Lecce – ex convento dei Teatini

gennaio 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Intervista a Tony Gentile, Lecce, Mediterraneo Fotofestival

Pubblicato da Tony Gentile su Domenica 6 gennaio 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mostra Palermo

Palermo – Palazzo Schiavuzzo

maggio 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mostra Roma

Roma – Centro Luigi di Sarro

Maggio 2008