i miei racconti

Il morso della storia

Che il mondiale di calcio fosse l’evento più seguito al mondo l’ho già detto, e che il Brasile è uno dei paesi dove il calcio suscita un’attrazione particolare ed un seguito strepitoso di tifosi lo sapete sicuramente. 2014, coppa del mondo di calcio in Brasile, io c’ero.

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Dalla montagna al mare

Lavorare per un’agenzia di stampa vuol dire essere pronti a fotografare qualsiasi cosa, a muoversi da qualsiasi parte e spesso con estrema rapidità. Devi avere capacità tecniche su diversi campi, quelli che oggi per fare i fighi si chiamano skills. Può anche succedere di lavorare su una storia anche se non ci sei materialmente in quel posto. A me è successo alcune volte, questo è un caso.

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Quella partita tra pecore e salmoni

Questo piccolo magnete di oggi viene da un posto molto particolare, le isole Faroe un arcipelago di 18 isole vulcaniche situate tra l’Islanda e la Norvegia nell’oceano Atlantico del Nord, appartenente al Regno di Danimarca. Ma come ci son capitato io nelle Isole Faroe?

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Un matrimonio da Re

Uno dei mie primi incontri con la fotografia professionale risale a quando avevo 12/13 anni e siccome ero molto alto, per l’età che avevo, ero stato ingaggiato come assistente da un fotografo lontano parente di mia madre, lo zio Angelino, così lo chiamavamo anche se in realtà non era nostro zio. Forse assistente è una parola grossa, tenevo il flash durante i matrimoni.

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Il cielo era azzurro sopra Berlino

 Il pensiero fisso che mi frullava per la testa in quell’estate del 2006 era sempre lo stesso “fino a pochi anni fa fotografavo il Palermo nei campi di serie C e adesso sono al mondiale? Non ci posso credere!” La coppa del mondo di calcio, l’evento sportivo più importante al mondo, non era affatto male come risultato.

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Quella scrivania mai vista

Non sono mai stato dentro lo studio ovale e sto per entrarci per la prima volta, ma ho impressa in mente la foto del piccolo John Kennedy Jr che gioca sotto la scrivania del padre, un luogo mitico e pieno di storia. Sembrerà strano ma quella scrivania, quella finestra “ovale” che tutti conosciamo a memoria per averla vista centinaia di volte in TV o al cinema io non l’ho vista. Non dico che non ci fosse ma io non l’ho vista.

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Il funerale di Nanà

“Che cosa è la fotografia se non verità momentanea, verità di un momento che contraddice altre verità di altri momenti?”  Leonardo Sciascia.

Era il 1989 e da pochissimo tempo avevo cominciato a fare questa professione. Una professione che allora, 30 anni fa, non avrei mai immaginato di poter esercitare per così tanto tempo e a certi livelli.

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No selfie, autoritratto please

Inviteresti mai degli amici a cena senza avere mai provato a cucinare il piatto da servire? Proporresti a qualcuno qualcosa senza averla mai provata sulla tua pelle? Non conviene, troppi rischi. Devi provare prima di tutto su te stesso le cose cui vorresti sottoporre gli altri. Credo che la stessa regola debba essere applicata in fotografia e in particolare quando si fotografano le persone.

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Tony Gentile

O l'acciaio o la vita, devi scegliere

Poco più di un anno fa ho avuto modo di conoscere una persona speciale. L’occasione era molto particolare, non di quelle proprio gioiose. Volevo parlare del grande dubbio esistenziale tra lavoro e salute. Tra il bisogno di curare i propri figli e non poter rinunciare al tuo lavoro, quel lavoro che forse è proprio la causa delle malattie. Volevo parlare di Taranto, dell’incredibile numero di persone che da anni si ammalano e muoiono in quel territorio avvelenato da una industrializzazione selvaggia, per il lavoro.

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Io non c'ero, però...

Chi non ha mai immaginato, ad esempio visitando il Colosseo, di tornare indietro nel passato, di partecipare ad uno spettacolo di gladiatori. Chi calpestando le rovine dell’antica Roma non ha mai pensato che su quelle pietre hanno posato i loro piedi personaggi come Giulio Cesare o Nerone. La stessa sensazione può ripetersi per tantissimi altri luoghi o eventi legati alla storia del mondo e del nostro passato e a me succede spesso.

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Quando si fotografa in "grande"

L’utilizzo di una fotocamera di grande formato presuppone un approccio con i soggetti molto particolare. Non è un caso che molti degli utilizzatori di questi formati di fotocamere le utilizzino principalmente per fotografare paesaggi o ritrattistica, soggetti statici che in qualche modo “posano” per il fotografo e si approcciano, insieme a lui, ad un rapporto molto più riflessivo e lento.

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Pasqua in Sicilia, ritorno al futuro

L’assassino torna sempre sul luogo del delitto e chi fotografa lo sa benissimo. Ci sono storie talmente potenti che non è sufficiente fotografarle una sola volta, hanno bisogno di tempo, di essere vissute in più occasioni, in epoche diverse, ad età diverse, con stati d’animo differenti; in poche parole con una maturità differente. E allora si ritorna di nuovo a vedere e a sentire le cose che crediamo di avere visto e sentito mille volte ma che inevitabilmente ogni volta ci sembrano nuove, ogni volta ne cogliamo un piccolo aspetto sconosciuto oppure, più semplicemente, un punto di vista differente.

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Quando non c'era lo smartphone

1993, domenica, esterno giorno. Segesta è sempre stata una meta particolare, dove è bello trascorrere qualche ora in totale relax all’ombra delle colonne doriche del Tempio Grande. E’ così che ricordo quel pomeriggio di fine settembre in cui decisi di andare a riposarmi e chissà, non si sa mai, scattare qualche fotografia.

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Ho incontrato grandi donne e uomini

“Forse alla fine tutto si riduce a un bivio: se c’e’ una persona che sta affogando nel mare io chi sono? Quello che si tuffa, anche a rischio della propria vita, o colui che, terrorizzato dalla morte, rimane aggrappato alla terra ferma.” Da Appunti per un naufragio di Davide Enia. Certamente questa domanda, che si pone e ci pone Davide, non ha una risposta facile. E’ molto difficile stabilire quella sottile linea di confine che separa il legittimo terrore per la morte o la paura del diverso dal razzismo.

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Tony Gentile

Le vite di una fotografia

Ogni fotografia ha una vita. Ogni fotografia ha una storia. Ogni fotografia conserva in sé una memoria. E se ha una vita ha anche un giorno in cui è nata e quel giorno è il suo compleanno. E siccone per un fotografo le fotografie sono come dei figli, delle creature a cui resti legato per sempre, proprio per questo non dimenticherà mai la loro data di nascita.

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Quando le immagini diventano icone

Qualche tempo fa Ferdinando Scianna, durante un incontro a tre con Gaetano Savatteri per la presentazione del mio libro a Milano, a proposito di Icone, diceva: “L’icona, quasi sempre, è un’immagine che rimanda ad un’altra immagine. È qualcosa che più che vedere riconosciamo, è questo che la trasforma in icona”. In sostanza spesso le icone, secondo Ferdinando Scianna, diventano tali perché noi vi riconosciamo altre immagini che abbiamo già visto e che si trovano nascoste in qualche meandro del nostro cervello o della nostra cultura visiva.

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Li ho trovati i miei bambini

1990, lungo la strada a scorrimento veloce Caltanissetta Agrigento un uomo a bordo di una Ford Fiesta colore amaranto si accorge di essere seguito e quando si rende conto chiaramente che a seguirlo sono i suo assassini ferma l’automobile e comincia a correre nella campagna arida e polverosa. Quei macellai però lo inseguono e dopo avere giocato al tiro al bersaglio, come si fa con una lepre in fuga, lo colpiscono a morte sparandogli nel viso.

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Appuntamento con la storia

E’ un duro lavoro ma qualcuno deve pur farlo. Sempre più spesso gli amici e i conoscenti mi dicono che mi invidiano per i miei viaggi o per le situazioni in cui mi trovo o i personaggi che incontro durante il mio lavoro. In effetti è vero, sono fortunato, ma questa fortuna non arriva facilmente, ha alle spalle un durissimo lavoro e tanta fatica 19.000 km in 9 giorni e in 7 voli, sveglia ogni giorno alle 4 del mattino, dormire solo poche ore per notte, temperature intorno ai 40 gradi e con un tasso di umidità degno di un bagno turco.

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Gaetano Savatteri

Gaetano Savatteri ci racconta di quando, con altri colleghi, intervistò il Papa di Cosa Nostra, Michele Greco

Quel vecchio padrino che tornava nel suo regno sembrava la sconfitta dello Stato e della giustizia. Una beffa. Era evidente che non sarebbe durato molto tempo fuori dal carcere, troppo palese era lo scandalo della sua presenza a Palermo, a Ciaculli. Alcuni di noi avvertivano, forse non consapevolmente, che Michele Greco era ormai il Papa emerito di Cosa Nostra.

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La mano del boss

Era il 1993 ed ero appena rientrato a Palermo dopo avere fatto una serie di ritratti a dei direttori d’orchestra in giro per l’Italia. Avevano composto il requiem per le vittime della mafia e si apprestavano ad eseguirlo per la prima volta nella cattedrale di Palermo, la stessa cattedrale dove l’anno precedente erano stati celebrati i funerali della scorta di Paolo Borsellino.

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Il Salto – Roberta Torre commenta una foto di Tony Gentile

Il lancio nel vuoto è il gioco preferito di chi nasce a Palermo. Non importa se lo fai tra le rovine di quello che è stato: a te resta sempre il desiderio di volare.

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Siamo stati in guerra

Il fascino che la guerra suscita in noi fotografi è irresistibile, bisogna andare, bisogna coprire, bisogna fare vedere quello che altri non fanno vedere. Queste sono solo alcune delle motivazioni che spingono molti fotoreporter a coprire eventi bellici. Questo in fondo è successo anche a me nei primi anni 90, quando ho iniziato la mia carriera professionale.

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La solitudine

Ogni volta che rivedo questa foto penso alla solitudine. A quanto Falcone, uno degli uomini più minacciati della terra, sia stato solo.Questo è stato detto tante volte dagli esperti di mafia e degli intrecci tra mafia e politica: “lo hanno lasciato solo, la politica lo ha lasciato solo”. Tanto è vera questa considerazione quanto è visibile in questa fotografia.

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Memory

Nel romanzo “Il giorno della civetta” Leonardo Sciascia scriveva: “Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna… Siamo al discorso di prima: non ci sono soltanto certi uomini a nascere cornuti, ci sono anche popoli interi; cornuti dall’antichità, una generazione appresso all’altra…” – Io non mi sento cornuto – disse il giovane -e nemmeno io. Ma noi, caro mio, camminiamo sulle corna degli altri: come se ballassimo…”

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Selfimania

Non sono mai stato contrario alla tecnologia e ai progressi della scienza ma c’è sempre un limite a tutto. Trovarsi in prima fila ad un metro di distanza dal Papa Francesco credo sia un desiderio di milioni di cattolici ma anche di tantissima gente comune che apprezza la semplicità, la spontaneità e la forza di quest’uomo. Chissà quante cose vorrebbero chiedergli; una parola di conforto per il marito/moglie disoccupato, per il padre ammalato, per il figlio disabile o solo un grazie per avere messo mano al rinnovamento della chiesa e delle sue più complicate strutture.

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La stampa di un negativo speciale

Con il noto e bravo stampatore Luciano Corvaglia abbiamo registrato questo video mentre chiacchieravamo di fotografia e mentre lui stampava il negativo originale di Falcone e Borsellino.
Ho realizzato questa foto nel 1992 e l’anno scorso, per la prima volta, l’ho stampata, grazie a Luciano, in un formato così grande destinato ad essere esposto presso un’aula della Commissione Europea a Bruxelles che è stata intitolata ai due giudici.
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Tony Gentile

Crazy Red

Al Al …. look up Al..!!!!!” “Milla, Ethan look at me, make a wave!!!!!!” “Charlotte over your shoulder!!!” Dopo 12 giorni le urla assatanate dei fotografi, sul red carpet della 71esima mostra del cinema di Venezia, rischiano di diventare insopportabili. Tutti vogliono lo sguardo fisso in macchina, magari con un bel sorriso a 32 denti, e poi, dopo che hanno fatto la loro foto e il personaggio di turno gli ha regalato il ritratto “esclusivo” e magari si gira per concedersi anche agli altri fotografi, loro continuano a urlare “di qua, di qua…. look at me, guardami!!!”

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La storica foto di Falcone e Borsellino nelle mani di Papa Francesco

Come invece mi succede spesso adesso Sabato 22 mi sono recato a documentare, per conto dell’agenzia Reuters, un’udienza privata tra Papa Francesco e il presidente della Nigeria presso la biblioteca del Palazzo Apostolico. Il giorno prima, il Papa aveva avuto un incontro con i familiari delle vittime delle mafie e in quell’occasione aveva pronunciato indimenticabili parole contro i mafiosi. Prendendo spunto dal suo accorato messaggio contro Cosa Nostra, e approfittando dell’opportunità di incontrarlo molto da vicino, ho pensato che potesse essere un bel gesto, per ricordare personalmente le vittime di tutte le mafie, quello di regalargli la mia celebre foto dei giudici Falcone e Borsellino.

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