Blog

UN MAGNETE UNA FOTO     Che il mondiale di calcio fosse l'evento più seguito al mondo l'ho già detto, e che il Brasile è uno dei paesi dove il calcio suscita un'attrazione particolare ed un seguito strepitoso di tifosi lo sapete sicuramente. 2014, coppa del mondo di calcio in Brasile, io c'ero.   Al momento in cui mi viene comunicato l’assignment penso al Brasile come la squadra che ha vinto il maggior numero di coppe del mondo, la patria di calciatori come Pelè, Garrincha, Rivelino, Falcao, Ronaldinho. Cosa sarà il Brasile durante quel mese? Immagino una festa incredibile, un delirio. Come al solito grande organizzazione di persone e mezzi e a me tocca essere a Rio de Janeiro addirittura 6 giorni prima del calcio d’inizio che è previsto per il 12 giugno a San Paolo, incontro Brasile vs Croazia. Infatti arrivo a Rio il 6 giugno e mi sistemo, insieme ad un gruppo di colleghi/amici, in una splendida villa immersa nel verde nel cuore del vivacissimo quartiere di Santa Teresa, famoso anche per uno speciale tram giallo che lo attraversava. La mia camera è quasi scavata nella pietra, con un terrazino mozzafiato che si affaccia su una macchia di
  UN MAGNETE UNA FOTO     Lavorare per un'agenzia di stampa vuol dire essere pronti a fotografare qualsiasi cosa, a muoversi da qualsiasi parte e spesso con estrema rapidità. Devi avere capacità tecniche su diversi campi, quelli che oggi per fare i fighi si chiamano skills. Può anche succedere di lavorare su una storia anche se non ci sei materialmente in quel posto. A me è successo alcune volte, questo è un caso. E' il fine settimana del 13 gennaio del 2012 e io mi trovo a Cortina d'Ampezzo. Tranquilli non sono in settimana bianca, anche perchè non so sciare, ma devo seguire una tappa della coppa del mondo di Sci femminile. Come succede in questi casi la sera si va a mangiare con i colleghi e spesso si finisce per fermarsi a chiacchierare a lungo. Infatti quella sera rientro in albergo più tardi del solito e non guardo gli ultimi notiziari come mia abitudine, la sveglia suonerà molto presto domani, c'è freddo e forse è meglio andare immediatamente a dormire. Intorno alle 2 di notte squilla il telefono. Quando squilla il telefono in piena notte e tu sei nel mondo dei sogni lo shock è notevole, pensi immediatamente
UN MAGNETE UNA FOTO Questo piccolo magnete di oggi viene da un posto molto particolare, le isole Faroe un arcipelago di 18 isole vulcaniche situate tra l'Islanda e la Norvegia nell'oceano Atlantico del Nord, appartenente al Regno di Danimarca. Ma come ci son capitato io nelle Isole Faroe?     Ancora una volta il pretesto che mi ha fatto  arrivare in questo fantastico posto è la nazionale di calcio. 2007, qualificazioni per gli Europei 2008 l'Italia incontra la nazionale delle Isole Faroe. Confesso che quando mi è stato assegnato l'incarico di seguire l'Italia per questa trasferta le informazioni che avevo sulle Faroe erano pochissime quindi ho dovuto cominciare a studiare il caso. Il primo approccio è stato con la bellezza del paesaggio, una natura incontaminata, scogliere mozzafiato e altipiani verdi e affollati di pecore. Poi mi son fatto una domanda: "ma come fanno ad avere una nazionale? Allora vuol dire che c'è un campionato di calcio." E la risposta è sì, hanno un campionato di calcio si chiama Formuladeildin, che somiglia di più al nome di un anti infiammatorio, vi partecipano 10 squadre, quasi tutte le squadre sono di una città diversa e ogni squadra ha il proprio campo di
  Sempre per la serie UN MAGNETE UNA FOTO, e per combattere l'immobilità a cui tutti siamo sottoposti, oggi il mio magnete mi porta a Londra a parlare di matrimoni, ma di matrimoni eccellenti.   Uno dei mie primi incontri con la fotografia professionale risale a quando avevo 12/13 anni e siccome ero molto alto, per l’età che avevo, ero stato ingaggiato come  assistente da un fotografo lontano parente di mia madre, lo zio Angelino, così lo chiamavamo anche se in realtà non era nostro zio. Forse assistente è una parola grossa, tenevo il flash durante i matrimoni. Lo zio Angelino era molto bravo nella fotografia matrimoniale, nella ritrattistica in studio, nella camera oscura e nel foto ritocco, quello vero però, quello fatto con i pennelli sottilissimi e l’inchiostro di china, non con Photoshop. Questa esperienza giovanile mi è stata utilissima in varie fasi della mia carriera professionale. Negli anni 90, parallelamente ai servizi di cronaca che realizzavo per i giornali, quando ne avevo l’opportunità, facevo anche dei matrimoni. E lo facevo a modo mio, avevo aperto una strada che in quegli anni, in cui i matrimonialisti palermitani lavoravano solo ed esclusivamente con il medio formato, era controcorrente. Fotografare il
Della serie UN MAGNETE UNA FOTO Bisogna proprio odiare il calcio per non ricordare il 9 luglio del 2006. Ciascuno di voi si ricorda probabilmente dove stava e come ha reagito dopo il rigore di Grosso. Io non l'ho visto in TV e neanche ho esultato, non perchè non volessi farlo ma perchè non potevo farlo, ma quella sera me la ricordo attraverso le mie fotografie. Il pensiero fisso che mi frullava per la testa in quell'estate del 2006 era sempre lo stesso "fino a pochi anni fa fotografavo il Palermo nei campi di serie C e adesso sono al mondiale? Non ci posso credere!"  La coppa del mondo di calcio, l'evento sportivo più importante al mondo, non era affatto male come risultato. Ma per un fotografo di agenzia di stampa, come ero io, essere tra i privilegiati che devono coprire un evento così importante richiede anche di adeguarsi a delle rigide regole. Io ero stato assegnato all'Italia e la seguivo già da un paio di anni prima dei mondiali, ero stato al seguito della nazionale in Norvegia, Moldavia, Svizzera ma andare in Germania sarebbe stata un'altra cosa.   Insieme ad un gruppo di giornalisti di altre testate ci imbarcammo
29 Settembre 2015, Papa Francesco in visita alla Casa Bianca. Non sono mai stato dentro lo studio ovale e sto per entrarci per la prima volta, ma ho impressa in mente la foto del piccolo John Kennedy Jr che gioca sotto la scrivania del padre, un luogo mitico e pieno di storia. Sembrerà strano ma quella scrivania, quella finestra "ovale" che tutti conosciamo a memoria per averla vista centinaia di volte in TV o al cinema io non l'ho vista. Non dico che non ci fosse ma io non l'ho vista. Il perchè è presto spiegato. La tensione è altissima, dopo avere fotografato l'arrivo del Presidente Obama e Papa Francesco nel portico delle Rose con una luce complicata e un bianco accecante vengo accompagnato, insieme ad un altro piccolo pool di fotografi, dentro lo studio dove li avrei fotografati durante il loro incontro privato. Un paio di minuti dopo il loro passaggio ci accompagnano velocissimamente dentro lo studio ma qui viene il primo grande dubbio, che luce ci sarà dentro? Io non ci sono mai stato, gli altri fotografi del pool della White House lo sanno perfettamente ma non c'è il tempo per chiederlo e probabilmente non me lo direbbero
    “Che cosa è la fotografia se non verità momentanea, verità di un momento che contraddice altre verità di altri momenti?“ Leonardo Sciascia.       Era il 1989 e da pochissimo tempo avevo cominciato a fare questa professione. Una professione che allora, 30 anni fa, non avrei mai immaginato di poter esercitare per così tanto tempo e a certi livelli. Una delle prime storie grosse che mi trovai a raccontare fu proprio il funerale di Leonardo Sciascia, lo ricordo come se fosse ieri, rivedo le facce dei compaesani di Nanà, come lo chiamavano gli amici. Tutti presenti, dagli anziani del circolo degli Zolfatari ai bambini delle scuole elementari dove lui stesso era stato maestro. I nonni e i nipoti, gli studenti e i professori, gli amici e forse anche i nemici. Un lungo corteo silenzioso che attraversava le strade di Racalmuto, dalla chiesa di S. Maria del Monte al cimitero. La gente era appollaiata ad ogni angolo, arrampicata sui muri ricoperti dai manifesti a lutto e con il ritratto dello scrittore. Il feretro, preceduto dall’arciprete monsignor Puma anche lui caro amico del maestro Sciascia, era portato a spalla  dagli amici più intimi. Tra questi uno in particolare mi
  Inviteresti mai degli amici a cena senza avere mai provato a cucinare il piatto da servire? Proporresti a qualcuno qualcosa senza averla mai provata sulla tua pelle? Non conviene, troppi rischi. Devi provare prima di tutto su te stesso le cose cui vorresti sottoporre gli altri. Credo che la stessa regola debba essere applicata in fotografia e in particolare quando si fotografano le persone. Una sessione di ritratto è una cosa abbastanza complicata sia per il fotografo che per il soggetto. E se anche il fotografo è particolarmente bravo a realizzare ritratti e a relazionarsi con il soggetto non è detto che quest'ultimo sia altrettanto capace. A volte è timido, riservato, non si piace, non si trova affatto a proprio agio davanti alla macchina fotografica o sotto una potente raffica di flash. E questo spesso noi fotografi non lo consideriamo, diamo tutto per scontato. Bene, è a questo punto che subentra quella specie di esercizio o di analisi che ci porta a provare sulla nostra pelle quello cui vorremmo sottoporre gli altri. Quindi trovarsi di fronte ad un obiettivo, davanti al quale non sai come metterti, non sai dove guardare, non sai come provare ad essere te stesso che
      Poco più di un anno fa ho avuto modo di conoscere una persona speciale. L'occasione era molto particolare, non di quelle proprio gioiose. Volevo parlare del grande dubbio esistenziale tra lavoro e salute. Tra il bisogno di curare i propri figli e non poter rinunciare al tuo lavoro, quel lavoro che forse è proprio la causa delle malattie. Volevo parlare di Taranto, dell'incredibile numero di persone che da anni si ammalano e muoiono in quel territorio avvelenato da una industrializzazione selvaggia,  per il lavoro. Per questo ero entrato in contatto con una famiglia speciale, la famiglia di Donato Vaccaro e Milena Cinto, i due fantastici genitori di Francesco. Francesco era affetto da una malattia rara che lo obbligava a vivere attaccato alla bombola dell'ossigeno e soprattutto lo portava a subire numerosi ricoveri per interventi chirurgici o trattamenti sanitari estenuanti. Francesco era però sempre sorridente, sempre positivo, con mille progetti, mille attività, tantissimi amici che gli stavano vicino nel quartiere Tamburi di Taranto. Donato, suo padre, operaio all'ILVA, come tanti abitanti di Tamburi convive con la tristissima realtà di un'inquinamento che probabilmente è  la causa della malattia di suo figlio. Ma l'ILVA è anche la fonte di sostentamento
    Chi non ha mai immaginato, ad esempio visitando il Colosseo, di tornare indietro nel passato, di partecipare ad uno spettacolo di gladiatori. Chi calpestando le rovine dell'antica Roma non ha mai pensato che su quelle pietre hanno posato i loro piedi personaggi come Giulio Cesare o Nerone. La stessa sensazione può ripetersi per tantissimi altri luoghi o eventi legati alla storia del mondo e del nostro passato e a me succede spesso In più da fotografo, giornalista e documentarista ho sempre avuto il desiderio di coprire determinate storie per poter dire "io c'ero, io ho visto in prima persona, ho ascoltato e posso essere testimone vero di quel fatto". Allo stesso modo, a volte, ho immaginato di potermi trovare in luoghi dove sarebbe stato impossibile essere pensando a quale reazione avrei potuto avere. Uno di questi luoghi mitici per me è rappresentato dalle spiaggie della Normandia su cui all’alba del 6 giugno 1944 ebbe inizio la più grande offensiva militare della storia per iniziare la liberazione dell’Europa dalla Germania nazista. Quel giorno è rimasto particolarmente memorabile anche grazie ad una fotografia del mito dei miti, Robert Capa.     A volte però puoi giocare a fare un salto
  L'utilizzo di una fotocamera di grande formato presuppone un approccio con i soggetti molto particolare.       Non è un caso che molti degli utilizzatori di questi formati di fotocamere le utilizzino principalmente per fotografare paesaggi o ritrattistica, soggetti statici che in qualche modo "posano" per il fotografo e si approcciano, insieme a lui, ad un rapporto molto più riflessivo e lento. Qualche difficoltà in più può arrivare quando si usa una fotocamera panoramica come la Fuji 617 con la quale sto lavorando in quest'ultimo periodo e come si evince dalle foto sotto, gentilmente concesse dai miei amici Alberto Pizzoli e Zri Mario Conti.   © Alberto Pizzoli     © Zri Mario Conti   Solo 4 fotogrammi per rullo, lentezza nel ricaricare una nuova pellicola, difficoltà di messa a fuoco e di inquadrare  attraverso un mirino ottico esterno, caricamento dell'otturatore separato dall'avanzamento della pellicola. Insomma una serie di condizioni che no ne facilitano l'utilizzo in situazioni molto dinamiche. Ma senza difficoltà che piacere c'é? E in ogni caso tutte queste cose, con un poco di esperienza si superano con facilità. Ma la cosa più complicata, in condizioni di grande caos come i riti della Settimana Santa Siciliana,
L'assassino torna sempre sul luogo del delitto e chi fotografa lo sa benissimo. Ci sono storie talmente potenti che non è  sufficiente fotografarle una sola volta, hanno bisogno di tempo, di essere vissute in più occasioni, in epoche diverse, ad età diverse, con stati d'animo differenti; in poche parole con una maturità differente. E allora si ritorna di nuovo a vedere e a sentire le cose che crediamo di avere visto e sentito mille volte ma che inevitabilmente ogni volta ci sembrano nuove, ogni volta ne cogliamo un piccolo aspetto sconosciuto oppure, più semplicemente, un punto di vista differente. A me non succedeva da diversi anni di riuscire ad immergermi nell'atmosfera della settimana Santa Siciliana e ho voluto fare un giro che avevo già fatto negli anni 90. Tanto tempo per me ma non tanto per quei riti che da centinaia di anni si ripetono quasi immutati e che cercano in qualche modo di fermare un mondo che inesorabilmente invece corre avanti molto velocemente. Un mondo, quello delle confraternite , che negli ultimi tempi è stato additato come troppo vicino alla mafia e quindi spesso emarginato da una cultura più elitaria. Un mondo che porta dentro di sé tante storie
1993, domenica, esterno giorno. Segesta è sempre stata una meta particolare, dove è bello trascorrere qualche ora in totale relax all'ombra delle colonne doriche del Tempio Grande. E' così che ricordo quel pomeriggio di fine settembre in cui decisi di andare a riposarmi e chissà, non si sa mai, scattare qualche fotografia. Ad un tratto, mentre mi godo il rosso del tramonto che radente illumina metà del tempio, nonostante la giornata fosse abbastanza nuvolosa, mi imbatto in un giovane giapponese che armeggia con una piccola fotocamera, la monta su un treppiedi d'altri tempi e comincia ad osservare il sole coprendosi con un cartoncino. Ma che vuole fare, pensai in un primo momento e mi misi da una parte ad osservarlo. Ma osservarlo non bastava, anche io avevo la mia macchina fotografica e mi piaceva. Mi piaceva la luce, mi piaceva il suo stile, il suo gesto. E aspettavo e fotografavo. Ad un tratto appena la luce era quella che lui desiderava, non appena gli ultimi raggi di sole di quel tramonto si fecero spazio tra le nuvole lui azionò qualcosa sulla macchina fotografica, si piazzò velocemente davanti la fotocamera e aspettò il clic. Autoscatto, ecco cosa stava aspettando. Doveva farsi
“Forse alla fine tutto si riduce a un bivio: se c’e’ una persona che sta affogando nel mare io chi sono? Quello che si tuffa, anche a rischio della propria vita, o colui che, terrorizzato dalla morte, rimane aggrappato alla terra ferma.” Da Appunti per un naufragio di Davide Enia. Certamente questa domanda, che si pone e ci pone Davide, non ha una risposta facile. E’ molto difficile stabilire quella sottile linea di confine che separa il legittimo terrore per la morte o la paura del diverso dal razzismo. Ma per provare a comprendere veramente le cose a volte bisogna farle praticamente e per provare a criticare l’operato delle ONG, che ogni giorno salvano dalla morte sicura centinaia di bambini, donne e uomini bisognerebbe almeno una volta nella vita rispondere veramente alla domanda di Davide. Bisognerebbe almeno per una volta nella vita trovarsi, per settimane, in mezzo al mare e provare sulla propria pelle, bruciata dal sole o dal freddo, quelle sensazioni che inevitabilmente portano alle domande di Davide. Certo non e’ facile, immaginate mia nonna su un gommone a cercare di recuperare dal mare un uomo. Beh io non sarei contento se mi trovassi al posto di quell’uomo. Ma
Ogni fotografia ha una vita. Ogni fotografia ha una storia. Ogni fotografia conserva in sé una memoria. E se ha una vita ha anche un giorno in cui è nata e quel giorno è il suo compleanno. E siccone per un fotografo le fotografie sono come dei figli, delle creature a cui resti legato per sempre, proprio per questo non dimenticherà mai la loro data di nascita. Quando le ha scattate, dove, perchè e la vita che hanno vissuto. A volte questi ricordi vanno oltre la semplice memoria visiva ma coinvolgono anche gli altri sensi. Le immagini possono possedere anche odori, suoni, parole. Oggi è il compleanno di una mia fotografia, ma non un semplice compleanno, un quarto di secolo, una data tonda, importante che non è possibile dimenticare o far passare inosservata. 25 anni di vita in cui è stata consegnata, come fa uno staffettista con il testimone, da generazione in generazione. Dai nonni ai nipoti nelle famiglie, da professori a studenti nelle scuole. Un flusso continuo che dal 27 marzo del 1992 ha percorso ininterrottamente l'Italia. L'Italia che ha deciso di ribellarsi alla mafia, di abbandonare la cultura mafiosa di seguire l'esempio della legalità. L'italia che ha adottato,
Qualche tempo fa Ferdinando Scianna, durante un incontro a tre con Gaetano Savatteri per la presentazione del mio libro a Milano, a proposito di Icone, diceva: “L’icona, quasi sempre, è un’immagine che rimanda ad un’altra immagine. È qualcosa che più che vedere riconosciamo, è questo che la trasforma in icona”. In sostanza spesso le icone, secondo Ferdinando Scianna, diventano tali perché noi vi riconosciamo altre immagini che abbiamo già visto e che si trovano nascoste in qualche meandro del nostro cervello o della nostra cultura visiva. È una considerazione molto interessante quella di Scianna. Da quella sera ho cominciato a pensare dove poteva essere nascosta la madre della mia fotografia più famosa, il modello della mia Icona. E sempre Scianna in più occasioni mi aveva dato dei suggerimenti. Qualche mese fa ho partecipato al disvelamento di una delle opere più importanti del pittore Giorgio Vasari, L'ultima cena. Opera restaurata e restituita al pubblico 50 anni dopo l’alluvione di Firenze del 1966 che la aveva pesantemente danneggiata. Mentre la osservavo ammirato per la sua splendida bellezza mi sono imbattuto in due personaggi che parlano tra di loro gesticolando. È bastato un attimo per riconoscere quel meccanismo descritto da Scianna. La mia
1990, lungo la strada a scorrimento veloce Caltanissetta Agrigento un uomo a bordo di una Ford Fiesta colore amaranto si accorge di essere seguito e quando si rende conto chiaramente che a seguirlo sono i suo assassini ferma l’automobile e comincia a correre nella campagna arida e polverosa. Quei macellai però lo inseguono e dopo avere giocato al tiro al bersaglio, come si fa con una lepre in fuga, lo colpiscono a morte sparandogli nel viso. Sono le 9 del mattino del 21 settembre,  hanno appena ucciso, senza pietà, Rosario Livatino, il Giudice Ragazzino. Proprio con questo omicidio cominciarono gli anni 90 che portarono all’uccisione di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte. Aveva solo 38 anni Rosario e i killer della Stidda lo hanno freddato mentre si recava, come ogni mattina, al palazzo di giustizia di Agrigento dove lavorava come Sostituto Procuratore della Repubblica. Quella mattina non feci in tempo ad arrivare sul luogo del delitto, troppo lontano da Palermo e sarei arrivato quando tutto era finito. Decisi così di coprire quell’evento andando al funerale. Funerale di stato, con tutte le più alte autorità civili e religiose presenti nella piccola chiesa di San Diego
E’ un duro lavoro ma qualcuno deve pur farlo. Sempre più spesso gli amici e i conoscenti mi dicono che mi invidiano per i miei viaggi o per le situazioni in cui mi trovo o i personaggi che incontro durante il mio lavoro. In effetti è vero, sono fortunato, ma questa fortuna non arriva facilmente, ha alle spalle un durissimo lavoro e tanta fatica 19.000 km in 9 giorni e in 7 voli, sveglia ogni giorno alle 4 del mattino, dormire solo poche ore per notte, temperature intorno ai 40 gradi e con un tasso di umidità degno di un bagno turco. Questi sono solo alcuni aspetti di questo ultimo assigment. Ho coperto il viaggio Apostolico di Papa Francesco a Cuba e negli Stati Uniti. Ma per fortuna non è stato solo questo, e la fatica è stata ampiamente ripagata da una serie di cose certamente più interessanti. Innanzitutto riuscire ad ascoltare la voce di Papa Francesco nella sua semplicità  e spontaneità. Potere parlare con lui nel momento in cui viene a salutare, uno ad uno, i giornalisti ammessi al volo Papale è un’emozione impagabile. Il suo sguardo attento alle cose che gli dici e la voglia di accontentare i
When Simone invited me to take part at the International Photobooks Event Gazebook I accepted immediately because of the willpower of the Sicilian people and of the fantastic location of Punta Secca: a perfect cocktail for a great result. I hope that the creation of Melissa, Teresa and Simone, helped by their wonderful friends, will continue to grow more and more every year to become the biggest photographic event in Sicily, passing the borders of the island to achieve a primary position in Italy. Good luck GAZEBOOK !!!    
Sintetizzare un anno di lavoro, e di fotografie in 24 immagini non è semplice. Ma ripercorrendo, giorno dopo giorno, gli ultimi 12 mesi ho trovato tra le mie fotografie dei momenti, di cronaca o di sport o di vita quotidiana, importanti che sicuramente saranno impressi anche nella vostra memoria. Buova visione
  Palermo 1991, quartiere Ciaculli. Il boss Michele Greco risponde alle domande dei giornalisti. Tra questi, alla sua sinistra, Gaetano Savatteri.   La borgata di Ciaculli ci ignorava. Qualche donna di passaggio, poche automobili che scivolavano via senza nemmeno rallentare. Eppure quel gruppo di giornalisti davanti alla casa di Michele Greco faceva macchia e rumore. La gente della borgata lo sapeva, dentro quella casa c’era di nuovo l’uomo chiamato il Papa di Cosa Nostra, scarcerato dopo cinque anni di galera per un cavillo tecnico-giuridico, per decisione del giudice ammazzasentenze Corrado Carnevale. Rispose alle nostre domande, comportandosi secondo il copione  assegnato: la vittima, l’uomo calunniato, l’agricoltore che mai aveva mafiato. Corrispondeva alla parte che si era scelto, trasudava bonomia da tutti i pori, con l’aplomb del gentiluomo di campagna finito, a sua insaputa, in un gioco più grande di lui. Ma a qualche domanda più pungente, replicava con uno sguardo acuminato, fissando negli occhi il giornalista che si era spinto troppo avanti. Ricordo il brivido che ci attraversò quando diede un buffetto sulla guancia a un collega, rimproverandolo per una frase un po’ indisponente. Quella giornata a Ciaculli si chiuse con un po’ di appunti nei nostri taccuini, buoni per tirarci
Palermo 13 aprile 1994, aula bunker, Riina saluta i suoi avvocati Era il 1993 ed ero appena rientrato a Palermo dopo avere fatto una serie di ritratti a dei direttori d’orchestra in giro per l’Italia. Avevano composto il requiem per le vittime della mafia e si apprestavano ad eseguirlo per la prima volta nella cattedrale di Palermo, la stessa cattedrale dove l’anno precedente erano stati celebrati i funerali della scorta di Paolo Borsellino. Sullo stesso piazzale mentre stavo facendo la foto a tutto il gruppo di compositori ho incontrato una collega, Simona Filippini, romana ma che in quel periodo viveva a Parigi. Con Simona nacque subito una bella amicizia e fu subito adottata dal gruppo di fotografi palermitani, che trascorrevano la maggior parte del loro tempo per le strade della città, e dalle loro famiglie. Quando ho scattato questa foto anche Simona era nell’aula bunker, per realizzare uno dei suoi tanti reportage in Sicilia, e con questa foto, che è la sua preferita, voglio ringraziarla per la sua amicizia, ma soprattutto perché è stata la prima che ha tenacemente insistito perché io aprissi il mio archivio e ha contribuito in modo determinante, con la sua associazione Camera 21, alla realizzazione
        Palermo - Piazza Magione Il lancio nel vuoto è il gioco preferito di chi nasce a  Palermo. Non importa se lo fai tra le rovine di quello che è stato: a te resta sempre il desiderio di volare. Tony Gentile è molto più di un fotografo: è l’uomo a  cui la Storia passa davanti , il tempo esatto , non un secondo di più. Poi la Storia se ne va, saluta e riprende il suo cammino certa di aver scelto bene. Roberta Torre   -   Siena dicembre 2014 Questa e altre foto le troverete sul libro "La guerra" in uscita a gennaio 2015 http://www.postcart.com/libri-dettaglio.php?id=133&c=    
  Giuliana, giornalista in pensione "Il festino di santa Rosalia senza fuochi d'artificio è stato un mortorio, ma la gente apprezzava, capiva, sentiva che dopo quella strage niente poteva continuare allegramente (!) come prima. Ma la Palermo malacarne e mafiosa non tarda a dare la sua risposta. Ballarò e Albergheria, cuore del vecchio centro storico - mercato fatisciente e osceno dove si ruba sul prezzo, si ruba la luce con lampade da mille watt, si ruba il suolo pubblico, si spaccia droga e la si nasconde ora tra i broccoli ora tra le arance, dove le moto da molti milioni si sprecano come le BMW - rispondono una settimana dopo con luminarie viste solo a Las Vegas nei film, e con una colonna sonora di fuochi d'artificio che ogni mezz'ora, a partire dalle 10 e fino alle 1:30 esplodono come un bombardamento, fanno tremare muri e vetri. Chi si addormenta prima di mezzanotte per quattro volte viene svegliato a forza. Qualcuno telefona alla polizia esasperato: Quanto durerà ancora? Non si sa. Cosa si può fare? Niente. Ma è un atto di guerra? Risposta triste del poliziotto di turno: Si, è un atto di guerra". Tratto dal libro "UN LENZUOLO CONTRO
      Finalmente, ci siamo quasi. Dopo una lunga ricerca durata quasi 2 anni tra le scatole piene di negativi, alcuni dei quali mai stampati, siamo riusciti a mettere insieme circa 80 fotografie che raccontano 8 anni di storie Palermitane. Storie quotidiane, storie semplici ma anche storie che hanno sconvolto l'italia intera e non solo. E' venuto fuori il racconto di una guerra, che per noi palermitani è "La guerra", che abbiamo subìto passivamente e alla quale siamo riusciti a ribellarci solo dopo due stragi e la scomparsa di tre magistrati e dei loro uomini della scorta. A distanda di più di 20 anni da quei tragici fatti credo che il valore di questo libro sia anche quello di fare memoria. Le nuove generazioni non sanno spesso chi siano stati Falcone e Borsellino e cosa abbia rappresentato per l'Italia quel periodo storico, e forse con quest'opera possiamo contribuire a mantenere viva la memoria perchè, come ha scritto il filosofo George Santayana, riferendosi all'olocausto, "chi dimentica il proprio passato è condannato a riviverlo". Anche nella selezione degli sponsor che hanno contribuito a rendere possibile questa pubblicazione abbiamo voluto dare un grosso segno di legalità e quindi la nostra strada si è
  Palermo, luglio 1992 Il fascino che la guerra suscita in noi fotografi è irresistibile, bisogna andare, bisogna coprire, bisogna fare vedere quello che altri non fanno vedere. Queste sono solo alcune delle motivazioni che spingono molti fotoreporter a coprire eventi bellici. Questo in fondo è successo anche a me nei primi anni 90, quando ho iniziato la mia carriera professionale.  Ma mentre si discuteva su quale fosse il fronte più interessante da coprire, tra il Libano o i Balcani, la guerra è giunta a  casa mia, a casa nostra. Auto imbottite di tritolo, corpi dilaniati sull’asfalto delle nostre strade, palazzi sventrati. Ma quello che, più di ogni altra cosa, ci fece capire di trovarci in presenza di una guerra, fu l’arrivo dei soldati.     Per la prima volta, dal dopoguerra, l’esercito interviene per ragioni di ordine pubblico ed invade le strade, le piazze e le campagne della Sicilia. Soldati con i mitra spianati, gli elmetti, i sacchi di sabbia e i blindati. Forse la gente non ci faceva caso ma eravamo in guerra. Un’immagine di quei giorni mi ha colpito profondamente.     Le stragi di maggio e luglio a Palermo avevano scosso le coscienze dei siciliani onesti
Canicattì, settembre 1990, Giovanni Falcone e Pietro Grasso arrivano, accompagnati dagli agenti della scorta, per partecipare al funerale del giudice ragazzino, Rosario Livatino. Un anno e mezzo dopo Falcone sarebbe stato trucidato insieme con sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. Ogni volta che rivedo questa foto penso alla solitudine. A quanto Falcone, uno degli uomini più minacciati della terra, sia stato solo.Questo è stato detto tante volte dagli esperti di mafia e degli intrecci tra mafia e politica: “lo hanno lasciato solo, la politica lo ha lasciato solo”. Tanto è vera questa considerazione quanto è visibile in questa fotografia. Attorno a Falcone e Grasso tanta gente, gente semplice, gente comune ma nessuno si accorge di lui, sembra che nessuno lo riconosca e lo degni di uno sguardo, di un’attenzione, di uno cenno di consenso o di solidarietà. Eppure in quel periodo era quasi quotidianamente sulle pagine dei maggiori giornali Italiani. Era attaccato a volte da colleghi, a volte dai politici e anche dai giornalisti. Se dovessi dare un titolo a questa foto la chiamerei proprio “La Solitudine”.   Questa e altre foto le troverete su un libro di prossima pubblicazione
Racalmuto (AG) 1989, il funerale di Leonardo Sciascia Nel romanzo "Il giorno della civetta" Leonardo Sciascia scriveva: "Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l'appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna...  Siamo al discorso di prima: non ci sono soltanto certi uomini a nascere cornuti, ci sono anche popoli interi; cornuti dall'antichità, una generazione appresso all'altra..." - Io non mi sento cornuto - disse il giovane -e nemmeno io. Ma noi, caro mio, camminiamo sulle corna degli altri: come se ballassimo..." Oggi, che ricorrono i  25 anni dalla scomparsa dello scrittore Siciliano, mi viene in mente questa foto che ho realizzato il giorno del funerale a Racalmuto. In quest'immagine sembra proprio concretizzarsi questo dialogo tra un anziano, esperto della vita e della vicende della politica e della mafia, e due giovani che, incuriositi, leggono un manifesto funebre che annuncia la chiusura di un negozio in segno di lutto per la morte del concittadino Leonardo Sciascia. E sembra quasi che i ragazzini lo leggano come se non capissero quello che sta succedendo attorno a loro, un
Non sono mai stato contrario alla tecnologia e ai progressi della scienza ma c'è sempre un limite a tutto. Trovarsi in prima fila ad un metro di distanza dal Papa Francesco credo sia un desiderio di milioni di cattolici ma anche di tantissima gente comune che apprezza la semplicità, la spontaneità e la forza di quest'uomo. Chissà quante cose vorrebbero chiedergli; una parola di conforto per il marito/moglie disoccupato, per il padre ammalato, per il figlio disabile o solo un grazie per avere messo mano al rinnovamento della chiesa e delle sue più complicate strutture. Bene eppure può succedere che ti trovi a distanza tale he potresti anche provare a dargli la mano o ad accarezzarlo e che fai? Gli dai le spalle solo per poterti fare un selfie. No non è possibile. E' ancora difficile tollerare quelli che di fronte al Santo Padre, massima figura della Cristianità e rappresentante di Cristo sulla terra, provano a fargli una foto anzichè guardarlo negli occhi, ma tollerare che venga utilizzato per il proprio esibizionismo da socialnetwork credo che sia una grande offesa frutto della perdita del senso della misura al quale, purtroppo, ci stiamo abituando sempre di più.  Per questo proporrei alle
Con il noto e bravo stampatore Luciano Corvaglia abbiamo registrato questo video mentre chiacchieravamo di fotografia e mentre lui stampava il negativo originale di Falcone e Borsellino.Ho realizzato questa foto nel 1992 e l'anno scorso, per la prima volta, l'ho stampata, grazie a Luciano, in un formato così grande destinato ad essere esposto presso un'aula della Commissione Europea a Bruxelles che è stata intitolata ai due giudici.  In quell'occasione Luciano ha pensato di stampare alcune foto di prova e di registrare la seduta di stampa. Ne è scaturita una piacevole conversazione sulla fotografia del passato e attuale. Penso sia divertente, forse potrebbe sembrare lunga ma vi assicuro che il passaggio dello sviluppo della foto, in cui emerge magicamente l'immagine dei due magistrati trucidati dalla mafia, è veramente emozionante. Provate a guardarlo e poi mi darete il vostro giudizio, se volete.https://www.youtube.com/watch?v=cPacALSSkKw