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Racalmuto (AG) 1989, il funerale di Leonardo Sciascia

Nel romanzo “Il giorno della civetta” Leonardo Sciascia scriveva:

“Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna…

 Siamo al discorso di prima: non ci sono soltanto certi uomini a nascere cornuti, ci sono anche popoli interi; cornuti dall’antichità, una generazione appresso all’altra…”
– Io non mi sento cornuto – disse il giovane
-e nemmeno io. Ma noi, caro mio, camminiamo sulle corna degli altri: come se ballassimo…”

Oggi, che ricorrono i  25 anni dalla scomparsa dello scrittore Siciliano, mi viene in mente questa foto che ho realizzato il giorno del funerale a Racalmuto.

In quest’immagine sembra proprio concretizzarsi questo dialogo tra un anziano, esperto della vita e della vicende della politica e della mafia, e due giovani che, incuriositi, leggono un manifesto funebre che annuncia la chiusura di un negozio in segno di lutto per la morte del concittadino Leonardo Sciascia.

E sembra quasi che i ragazzini lo leggano come se non capissero quello che sta succedendo attorno a loro, un funerale cittadino, e questo Sciascia forse non lo conoscono neanche.

Oggi, a distanza di 25 anni, la speranza di tutti noi è che quel popolo che Sciascia definiva nel suo romanzo “cornuto dall’antichità” sia sia affrancato e non lo sia più.

Ma pensando che ancora oggi si celebrano processi sulla trattativa tra stato e mafia e gli autori di tante delle stragi, che hanno cosparso di sangue le nostre strade negli ultimi trent’anni, sono ancora impuniti, credo che balleremo ancora a lungo sulle corna di tanti.

Questa e altre foto le troverete su un libro di prossima pubblicazione

 

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