Gaetano Savatteri ci racconta di quando, con altri colleghi, intervistò il Papa di Cosa Nostra, Michele Greco

 

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Palermo 1991, quartiere Ciaculli. Il boss Michele Greco risponde alle domande dei giornalisti. Tra questi, alla sua sinistra, Gaetano Savatteri.

 

La borgata di Ciaculli ci ignorava. Qualche donna di passaggio, poche automobili che scivolavano via senza nemmeno rallentare. Eppure quel gruppo di giornalisti davanti alla casa di Michele Greco faceva macchia e rumore. La gente della borgata lo sapeva, dentro quella casa c’era di nuovo l’uomo chiamato il Papa di Cosa Nostra, scarcerato dopo cinque anni di galera per un cavillo tecnico-giuridico, per decisione del giudice ammazzasentenze Corrado Carnevale.

Rispose alle nostre domande, comportandosi secondo il copione  assegnato: la vittima, l’uomo calunniato, l’agricoltore che mai aveva mafiato. Corrispondeva alla parte che si era scelto, trasudava bonomia da tutti i pori, con l’aplomb del gentiluomo di campagna finito, a sua insaputa, in un gioco più grande di lui.

Ma a qualche domanda più pungente, replicava con uno sguardo acuminato, fissando negli occhi il giornalista che si era spinto troppo avanti. Ricordo il brivido che ci attraversò quando diede un buffetto sulla guancia a un collega, rimproverandolo per una frase un po’ indisponente.

Quella giornata a Ciaculli si chiuse con un po’ di appunti nei nostri taccuini, buoni per tirarci fuori un titolo ad effetto. Si capiva che Michele Greco non era più potente come un tempo, anche se forse ancora pericoloso, soprattutto se lasciato fuori da una cella.

 

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Era il febbraio del 1991. Quel vecchio padrino che tornava nel suo regno sembrava la sconfitta dello Stato e della giustizia. Una beffa. Era evidente che non sarebbe durato molto tempo fuori dal carcere, troppo palese era lo scandalo della sua presenza a Palermo, a Ciaculli. Alcuni di noi avvertivano, forse non consapevolmente, che Michele Greco era ormai il Papa emerito di Cosa Nostra. Il fatto stesso di prestarsi al gioco dei giornalisti, rientrava solo in una strategia difensiva senza molte speranze.  Nessuno di noi avrebbe potuto immaginare che un anno dopo Cosa Nostra avrebbe sferrato il suo attacco più violento, a Capaci e in via D’Amelio e fuori dalla Sicilia. Michele Greco era un vecchio destinato a morire in galera, ma quelli che ora comandavano non avevano voce né volto, un lungo elenco di uomini, latitanti da decenni, che da lì a poco avrebbero deciso di muovere guerra allo Stato.

Gaetano Savatteri  – dicembre 2014.

 

 

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