O l’acciaio o la vita, devi scegliere

o l'acciaio o la vita, devi scegliere

Poco più di un anno fa ho avuto modo di conoscere una persona speciale. L’occasione era molto particolare, non di quelle proprio gioiose. Volevo parlare del grande dubbio esistenziale tra lavoro e salute. Quell’atroce dilemma che divide l’uomo, tra il bisogno di lavorare per dare un futuro e curare i propri figli e quel desiderio di poter scegliere di cambiare lavoro. Quell’angoscia di non poter fare a meno del proprio lavoro anche se proprio quel lavoro è forse la causa delle malattie dei figli. Volevo parlare di Taranto, dell’incredibile numero di persone che da anni si ammalano e muoiono in quel territorio avvelenato da una industrializzazione selvaggia.

Per questo ero entrato in contatto con una famiglia speciale, la famiglia di Donato Vaccaro e Milena Cinto, i due fantastici genitori di Francesco. Francesco era affetto da una malattia rara che lo obbligava a vivere attaccato alla bombola dell’ossigeno e soprattutto lo portava a subire numerosi ricoveri per interventi chirurgici o trattamenti sanitari estenuanti. Francesco era però sempre sorridente, sempre positivo, con mille progetti, mille attività, tantissimi amici che gli stavano vicino nel quartiere Tamburi di Taranto.

Donato, suo padre, operaio all’ILVA, come tanti abitanti del quartiere Tamburi convive, come migliaia di altre persone, con la tristissima realtà di un’inquinamento che probabilmente è  la causa della malattia di suo figlio. Ma l’ILVA è anche la fonte di sostentamento per la famiglia Vaccaro, è lo stipendio che gli consente di pagare le medicine, di pagare i viaggi della speranza in giro per gli ospedali di mezza Italia. Per Donato e la sua famiglia il dilemma è angosciante “O l’acciaio o la vita, devi scegliere”.  Non è giusto vivere così.

Oggi ho ricevuto la tristissima notizia che Francesco è morto dopo un ennesimo ricovero in ospedale. Non è giusto. Francesco era adorato da Donato, Milena e da suo fratello Salvatore, mi sono bastati un paio di giorni vissuti con loro per capirlo. Era una forza della natura e dava coraggio a tutti. Era appassionatissimo di fotografia e in quei giorni qualcuna l’ha fatta anche lui a me. Ciao Francesco, ti ricorderò sempre con grande affetto.

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