Quella partita tra pecore e salmoni

UN MAGNETE UNA FOTO

Questo piccolo magnete di oggi viene da un posto molto particolare, le isole Faroe un arcipelago di 18 isole vulcaniche situate tra l’Islanda e la Norvegia nell’oceano Atlantico del Nord, appartenente al Regno di Danimarca. Ma come ci son capitato io nelle Isole Faroe?

 

 

Ancora una volta il pretesto che mi ha fatto  arrivare in questo fantastico posto è la nazionale di calcio. 2007, qualificazioni per gli Europei 2008 l’Italia incontra la nazionale delle Isole Faroe. Confesso che quando mi è stato assegnato l’incarico di seguire l’Italia per questa trasferta le informazioni che avevo sulle Faroe erano pochissime quindi ho dovuto cominciare a studiare il caso. Il primo approccio è stato con la bellezza del paesaggio, una natura incontaminata, scogliere mozzafiato e altipiani verdi e affollati di pecore. Poi mi son fatto una domanda: “ma come fanno ad avere una nazionale? Allora vuol dire che c’è un campionato di calcio.” E la risposta è sì, hanno un campionato di calcio si chiama Formuladeildin, che somiglia di più al nome di un anti infiammatorio, vi partecipano 10 squadre, quasi tutte le squadre sono di una città diversa e ogni squadra ha il proprio campo di calcio e molti di questi campi sono posizionati in luoghi pazzeschi.

Ma torniamo indietro; dovendo organizzare un viaggio in un posto così lontano, complicato da raggiungere e dove sicuramente non sarei ricapitato facilmente, decido quindi di approfittare di quella partita per realizzare qualche altro servizio sull’arcipelago. Approfondisco sull’economia del posto e scopro che i 52.000 abitanti, un quarto di quelli residenti nel Municipio Roma III dove abito io, vivono quasi esclusivamente di pesca e venerano le pecore per la loro lana. Quindi, dopo avere preso qualche contatto con enti turistici e aziende ittiche parto alla volta delle Faroe con 5 giorni di anticipo rispetto alla partita, mi basteranno per vedere qualcosa.

Dopo uno scalo a Copenaghen atterro nell’aeroporto di Vagar che è sperduto in una landa desolata ma l’atterraggio è uno spettacolo. Sono diretto nella capitale Tórshavn quindi prendo un taxi e comincio a godermi la natura meravigliosa. Ad un tratto all’orizzonte vedo mare ma la strada comincia ad andare in discesa, scende scende ed entriamo in un tunnel sempre in discesa. Si chiama Vàgatunnilin è lungo quasi 5 km e collega due delle isole dell’arcipelago, Vàgar a Streumoy. Quando me ne rendo conto il mio senso claustrofobico comincia a mettermi in agitazione ma dura veramente poco. Finalmente siamo a Tórshavn. Mi sistemo velocemente in albergo ed esco prima che faccia troppo buoi, voglio cominciare a conoscere la città.

 

 

 

 

Faccio due passi in centro, vado verso il porto per cominciare ad orientarmi e nel frattempo cerco un posto dove mangiare. Prevedo una bella scorpacciata di pesce locale, sai com’è, stai su un’isola, anzi su 18 isole, ci sarà pure il pesce buono. Trovo un posto carino che si affaccia proprio sul vecchio porto ed entro. Che gli italiani fossero un popolo di Santi, poeti e navigatori è un fatto ultra noto ma che a servirmi in un ristorante delle isole Faroe potesse essere un napoletano non lo avevo messo in conto, almeno non ci saranno problemi di comprensione, parliamo la stessa lingua. Chiaramente io chiedo il pesce ma lui mi dà la prima brutta notizia “ma i Faroeiani non vanno al ristorante per mangiare il pesce, loro il pesce lo pescano e lo conservano seccato per tutto l’anno e non sentono il bisogno di venire al ristorante a mangiarlo”. Che faccio, me ne vado? Forse meglio adottare il piano B e chiedo allora se è possibile mangiare la pecora, ne ho viste tante nelle campagne venendo in città che penso debba essere sicuramente una prelibatezza la pecora locale. Niente da fare, seconda delusione in brevissimo tempo. “Si, la puoi mangiare ma non sono pecore locali, vengono dalla Nuova Zelanda. Qui le pecore sono sacre, sono persone di famiglia e servono solo per la lana.” Panico, comincio a pensare che la mia cena di stasera sarà fatta di muschi e licheni. Comunque, grazie al mio cameriere napoletano riesco a mangiare qualcosa di buono e torno a in albergo.

 

 

 

La mattina seguente mi alzo presto e vedo che la cittadina è avvolta nella nebbia siamo a fine maggio quindi le giornate dovrebbero migliorare. In effetti qualche ora dopo il tempo è decisamente migliorato. Nel pomeriggio ho un appuntamento con un tale che mi accompagnerà in giro per alcune isole, nel frattempo ne approfitto per scoprire un piccolo quartiere a ridosso del porticciolo pieno di casette di legno molto colorate e dai tetti ricoperti di erba.

 

 

 

 

 

 

Subito dopo pranzo comincia il mio vero tour in alcune delle isole dell’arcipelago, accompagnato da un membro dell’ufficio turistico locale cominciamo a vagare per le verdi alture dove le pecore la facevano da padrone in un intreccio incredibile tra prati, mare, scogliere e villaggi di pescatori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il giorno successivo lo dedichiamo agli impianti di itticoltura. Qui sono molto diffusi e prevalentemente allevano salmone e merluzzi. Le grosse gabbie si distinguono immediatamente in un mare reso grigio dal cielo nuvoloso. Tra una chiacchiera e l’altra la mia guida, ricordandosi che io ero qui principalmente per una partita di pallone mi dice “ti porto a vedere una cosa particolare” che sarà mai penso, qui per me è tutto abbastanza particolare. Mi porta in cima ad un altopiano e mi mostra uno dei campi di calcio che sono sparsi per tutto l’arcipelago, è qualcosa di pazzesco.  E’ lo Eiði stadium lo stadio di una piccola cittadina di poco più di 700  abitanti nell’isola Eysturoy. La prima cosa che mi viene in mente è “ma quando si arrocca la palla chi va a prenderla?”

 

 

 

 

 

 

Finalmente arriviano in uno degli stabilimenti di lavorazione del salmone. Un battello preleva il pesce dalle vasche posizionate a qualche centinaio di metri dalla costa e lo mette immediatamente sotto ghiaccio. Poi viene portato in uno stabilimento nel piccolo porticciolo e da qui lavorato con estrema velocità e precisione dalle mani esperte di una decina di operaie. Da lì a poche ore sarà in partenza per tutte le destinazioni.

 

 

 

 

 

 

Ad un certo punto la mia guida indica una persona “vedi quello? Quello che guida il muletto e carica il pesce sul furgone?”, io pensavo fosse un suo amico “lui è un calciatore in nazionale, domani non giocherà perchè è infortunato ma di solito è bravo”. In un solo momento mi vengono in mente tutti i calciatori italiani, le loro facce, i loro gesti, chi si pettina, chi ascolta musica, chi…. non saprei cosa altro fanno i calciatori quando non giocano. E penso che qualcuno di loro forse non sappia neanche cosa è un muletto o per essere più precisi un carrello elevatore.

Adesso mi ricordo cosa ero venuto a fare alle isole Faroe, domani , 2 giugno gioca l’Italia contro la nazionale locale, distratto da tanta bellezza me ne ero quasi dimenticato. Per la cronana il risultato finale sarà 1-2, con una certa difficoltà ma ce l’hanno fatta a battere anche questi pescatori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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